RESTAURI - "San Miniato e scene della
sua vita" di Jacopo del Casentino
Jacopo
del Casentino
(Firenze 1297 - Pratovecchio 1358)
:: San Miniato e scene della sua vita
Basilica di San Miniato al Monte -
Firenze
La
grande tavola rappresenta al centro
della composizione San Miniato con
ai piedi la figura del committente.
Il santo, con in mano la palma del
martirio, è accompagnato lateralmente
dalle scene della sua vita. Iniziando
dall’alto a sinistra: Cattura
del Santo; Morte del leopardo lanciatogli
contro; Il Santo gettato in una caldaia
bollente; Il Santo messo alla forca;
Il Santo sottoposto al supplizio dell’olio
bollente negli orecchi; Il Santo rifiuta
il vasellame d’oro offertogli
per corromperlo; Il Santo viene decapitato;
Il Santo si avvia per collocare la
propria testa nel luogo ove sorgerà
la chiesa. Il dipinto, in origine
sull’altare della cripta di
San Miniato, fu segnalato nel Settecento
in Sagrestia (Cambiagi 1790) e nell'Ottocento
sulla parte destra dell'abside (Cavalcaselle
1883). Il dipinto variamente attribuito
ad Agnolo Gaddi ed al Maestro di Santa
Cecilia, fu assegnato dall’Offner
a Jacopo del Casentino. Tale attribuzione
venne poi concordemente accettata
dalla critica (Gronau, Salmi, Toesca,
Berenson). La tavola cuspidata ha
una composizione fortemente arcaizzante
che richiama il dossale del Maestro
di Santa Cecilia agli Uffizi, dal
quale riprende in verticale la composizione
con l’accorpamento delle scenette
laterali che fanno da corona al Santo.
Il dipinto è considerato dalla
critica opera giovanile, anche se
già influenzata dalle tendenze
seneseggianti, come si riscontra soprattutto
nelle figure allungate e nella architettura
delle storie dalle pala. Tali scenette
sono state definite dal Dal Poggetto
vere e proprie miniature con puntuali
riferimenti alle Storie di San Francesco
ad Assisi e con una forte accentuazione
di goticismi e francesismi nella sintassi
vivacissima del racconto.
Il Boskovita ha proposto per il dipinto
una datazione tra il 1315 ed il 1325,
vicino al trittico Cagnola (attualmente
agli Uffizi), unica opera firmata
dall’artista, anche in considerazione
del fatto che le decorazioni dei bordi
e delle aureole sono state eseguite
a mano libera e non composte da motivi
punzonati. Capolavoro di Jacopo del
Casentino per il senso favoloso e
garbato della narrazione e per le
tonalità dei colori pallidi
e raffinati, la pala di San Miniato
è testo fondamentale per la
ricostruzione dell’attività
pittorica dell’artista, consentendoci
di conoscere una delle personalità
più interessanti della prima
metà del trecento. Pittore
e miniatore prolificissimo ed eclettico,
Jacopo del Casentino fu inoltre importante
artista di passaggio per l’evoluzione
che avrà più tardi la
pittura fiorentina con l’Orcagna
e gli Orcagneschi.
Questa
opera d'arte è stata restaurata
su iniziativa della FONDAZIONE
ROMUALDO DEL BIANCO in
collaborazione con la VIVA HOTELS
- Alberghi in Firenze attraverso il
Progetto "BE PART OF HISTORY".
Tale Progetto è stato ideato
per contribuire alla tutela e valorizzazione
del Patrimonio Artistico Fiorentino
conservato nei vari musei di Firenze.