Pervenuta
agli Uffizi nel 1793, in occasione
dello scambio fra il museo fiorentino
e la Galleria Imperiale di Vienna,
la cosiddetta Allegoria sacra di
Giovanni Bellini è un’opera
di poesia soave, a dispetto della
densità d’emblemi che
esibisce e della complessa trama
iconologica che lascia presagire.
I piani su cui può dipanarsi
la sua lettura sono pertanto almeno
due. Da un lato, lo spirito del
riguardante è a tal segno
rapito dalla vena poetica (vibrante
e nel contempo tenera) da risultarne
appagato; dall’altro, la mente
del medesimo riguardante è
indotta a ricercare nella scena
belliniana il significato sotteso
ed è come sopraffatta dall’incalzante
dispiegarsi dei simboli. Le congetture
interpretative si sono succedute
nel tempo, senza che mai si sia
pervenuti a una proposta che risultasse
pienamente ammissibile. Resta difficile
infatti conciliare, e fra loro combinare,
i tanti significati che la figurazione
ostenta, le tante allegorie sacre
e però anche profane, che
paiono perfino accavallarsi. Come
sempre accade nelle ipotesi esegetiche,
l’assunto scientifico esige
d’evocare una sola fonte o
un solo autore di riferimento; giacché,
se per ogni elemento simbolico effigiato
dal maestro veneziano si dovesse
ricercarne la matrice in testi differenti
l’uno dall’altro, ognuno
potrebbe a buon diritto avanzare
un’originale idea di lettura.
Cultura classica e cultura teologica
paiono qui miscelarsi in un congegno
umanistico, che potrà rivelarsi
soltanto se si riuscirà a
recuperare il testo verisimilmente
letterario a cui s’ispirò
il Bellini quando, negli anni che
stanno a cavallo fra Quattro e Cinquecento,
dipinse quest’opera. A meno
che non si dia il caso, da taluno
ventilato, che ogni immagine simbolica
del quadro sia stata giustapposta
alle altre su un’invenzione
dovuta all’artista medesimo.
Antonio
Natali - (Direttore Dipartimento
Rinascimento e Manierismo – Galleria
degli Uffizi - Firenze)
Lo
straordinario dipinto ha come supporto
due tavole di pioppo assemblate
in orizzontale e ben commesse tra
loro, fatta eccezione che per la
leggera sconnessione di una quindicina
di centimetri nella parte destra
dell’opera. Questo movimento
del supporto non desta, però,
al momento, particolare preoccupazione
poiché è già
stato in passato cuneato, anche
se in modo non del tutto ineccepibile
(e per questo si valuterà
in corso d’opera se sarà
il caso d’intervenire una
seconda volta in maniera più
appropriata). Quel che invece preoccupa,
ed è il motivo che ci ha
indotto ad intervenire con un immediato
restauro, è la considerevole
quantità di sollevamenti
di colore, sotto forma di sottili
bolle vetrine, che interessano gran
parte della superficie pittorica
e si addensano nella zona centrale
dell’opera: un chiaro sintomo,
questo, del fenomeno di restringimento
del legno a cui l’opera è
soggetta, e non da breve tempo,
a giudicare dal gran numero di piccole
cadute di colore che, senza esser
state stuccate, sono state in passato
ritoccate; cadute che ben si distinguono,
giacché sono sottolivello,
guardando il dipinto a luce radente.
La pregevole pittura è inoltre
incupita dalla sovrapposizione di
vernici molto ingiallite, che impediscono
il pieno godimento della sua bella
cromia; ma a creare disturbo visivo
sono anche tutti quei ritocchi,
ormai alterati, cui ho fatto cenno.
Mariarita
Signorini (Restauratrice)
This
painting was restored thanks to the
initiative of the ROMUALDO
DEL BIANCO FOUNDATION
and the co-operation with the project
"BE PART OF HISTORY" by
VIVA HOTELS in Florence. The Project
was created in order to give a contribution
to Florence Artistic Heritage with
restoration of pieces of art of different
Florentine Museums. |