Giovanni
Bellini
(Venezia 1425/30 - 1516)
:: Allegoria Sacra
olio su tavola, cm 73x119
Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.
903,
Pervenuta
agli Uffizi nel 1793, in occasione
dello scambio fra il museo fiorentino
e la Galleria Imperiale di Vienna,
la cosiddetta Allegoria sacra di Giovanni
Bellini è un’opera di
poesia soave, a dispetto della densità
d’emblemi che esibisce e della
complessa trama iconologica che lascia
presagire. I piani su cui può
dipanarsi la sua lettura sono pertanto
almeno due. Da un lato, lo spirito
del riguardante è a tal segno
rapito dalla vena poetica (vibrante
e nel contempo tenera) da risultarne
appagato; dall’altro, la mente
del medesimo riguardante è
indotta a ricercare nella scena belliniana
il significato sotteso ed è
come sopraffatta dall’incalzante
dispiegarsi dei simboli. Le congetture
interpretative si sono succedute nel
tempo, senza che mai si sia pervenuti
a una proposta che risultasse pienamente
ammissibile. Resta difficile infatti
conciliare, e fra loro combinare,
i tanti significati che la figurazione
ostenta, le tante allegorie sacre
e però anche profane, che paiono
perfino accavallarsi. Come sempre
accade nelle ipotesi esegetiche, l’assunto
scientifico esige d’evocare
una sola fonte o un solo autore di
riferimento; giacché, se per
ogni elemento simbolico effigiato
dal maestro veneziano si dovesse ricercarne
la matrice in testi differenti l’uno
dall’altro, ognuno potrebbe
a buon diritto avanzare un’originale
idea di lettura. Cultura classica
e cultura teologica paiono qui miscelarsi
in un congegno umanistico, che potrà
rivelarsi soltanto se si riuscirà
a recuperare il testo verisimilmente
letterario a cui s’ispirò
il Bellini quando, negli anni che
stanno a cavallo fra Quattro e Cinquecento,
dipinse quest’opera. A meno
che non si dia il caso, da taluno
ventilato, che ogni immagine simbolica
del quadro sia stata giustapposta
alle altre su un’invenzione
dovuta all’artista medesimo.
Antonio
Natali - (Direttore Dipartimento Rinascimento
e Manierismo - Galleria degli Uffizi
- Firenze)
Lo
straordinario dipinto ha come supporto
due tavole di pioppo assemblate in
orizzontale e ben commesse tra loro,
fatta eccezione che per la leggera
sconnessione di una quindicina di
centimetri nella parte destra dell’opera.
Questo movimento del supporto non
desta, però, al momento, particolare
preoccupazione poiché è
già stato in passato cuneato,
anche se in modo non del tutto ineccepibile
(e per questo si valuterà in
corso d’opera se sarà
il caso d’intervenire una seconda
volta in maniera più appropriata).
Quel che invece preoccupa, ed è
il motivo che ci ha indotto ad intervenire
con un immediato restauro, è
la considerevole quantità di
sollevamenti di colore, sotto forma
di sottili bolle vetrine, che interessano
gran parte della superficie pittorica
e si addensano nella zona centrale
dell’opera: un chiaro sintomo,
questo, del fenomeno di restringimento
del legno a cui l’opera è
soggetta, e non da breve tempo, a
giudicare dal gran numero di piccole
cadute di colore che, senza esser
state stuccate, sono state in passato
ritoccate; cadute che ben si distinguono,
giacché sono sottolivello,
guardando il dipinto a luce radente.
La pregevole pittura è inoltre
incupita dalla sovrapposizione di
vernici molto ingiallite, che impediscono
il pieno godimento della sua bella
cromia; ma a creare disturbo visivo
sono anche tutti quei ritocchi, ormai
alterati, cui ho fatto cenno.
Mariarita
Signorini (Restauratrice)
Questa
opera d'arte è stata restaurata
su iniziativa della FONDAZIONE
ROMUALDO DEL BIANCO in
collaborazione con la VIVA HOTELS
- Alberghi in Firenze attraverso il
Progetto "BE PART OF HISTORY".
Tale Progetto è stato ideato
per contribuire alla tutela e valorizzazione
del Patrimonio Artistico Fiorentino
conservato nei vari musei di Firenze.